Booking now: mrdanise@gmail.com

Danise #ScugnizzoDelJazz

Danise è nato a Napoli a pochi passi dalla stazione Centrale. In un rione, le Case Nuove, che negli anni è stato il regno di clan feroci. E’ cresciuto nei vicoli dove tuttora vive e da ragazzino si è trovato, come tanti in quella zona, davanti a un bivio: entrare nel “sistema” (come è chiamata la camorra a Napoli) o salvarsi. Così si è aggrappato alla sua zattera in mezzo alle onde, un pianoforte scoperto già a 6 anni.

Studiava la musica e intanto faceva il cameriere dove capitava. Un giorno, neppure 15enne, stava lavorando in un circolo nautico quando qualcuno gli ha chiesto di lasciare il vassoio e mettersi al piano per intrattenere i presenti. Tra loro c’era anche Roberto De Simone, il grande compositore e fondatore della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Capisce che Danise ha talento e lo indirizza verso una maestra che segnerà per sempre la sua vita. Da quel momento non lascia più la musica, si diploma al Conservatorio di Napoli e intanto suona in giro per l’Europa con alcuni dei jazzisti più importanti: Billy Hart, Renaud Garcia-Fons, Eddie Gomez, Massimo Moriconi. Ma da bravo scugnizzo non dimentica la strada, così crea il progetto “Danise on the road”: porta il pianoforte nelle piazze di Napoli e suona il jazz tra la gente comune. E’ un successo enorme.

E’ in questo modo che si guadagna il titolo di “scugnizzo del jazz”. Vince premi, tra cui il “Waltex Jazz Competition” che nel 2009 gli permette di pubblicare il primo disco “Immaginando un trio”.

Restando “on the road” arriva in Brasile, dove nel 2016 suona in diverse città e dove torna con una tournée a marzo 2017 per presentare il nuovo disco “Saravà”, uscito il 10 febbraio per l’etichetta Full Heads.

Il linguaggio di Danise è internazionale, per questo è stato invitato oltre che in Brasile (unico italiano) in Messico per un ciclo di tre Master Class in cui parlerà del jazz e della tradizione musicale napoletana. In quei giorni – 21 al 29 giugno – sarà inoltre impegnato in una serie di concerti per Saravà. Ad oggi detiene il brand “Made in Naples” ottenuto dal Comune il riconoscimento di eccellenza partenopea.

Saravà, il potente mantra con cui affronta anche la sua campagna #occupypiano, una sorta di resistenza musicale: suonare ovunque ci sia un pianoforte libero (in stazione, in un locale, per strada…) e anche dove non si può (con iPad allo stadio o con un cellulare in aereo, per esempio). Dappertutto, compreso nei vicoli di casa sua dove continuano a sparare e a morire.

Saravà

Saravà vuol dire “forza che muove la natura”.

Quella forza che ha illuminato Danise durante il suo viaggio in Amazzonia e che trasformato la composizione del nuovo disco in un viaggio spirituale. Sa-ra-và in portoghese significa “Salve” e in latino “Ave” ma nelle culture afro-brasiliane ha un significato ancora più profondo. Per questo è utilizzato come mantra: Sa indica la Forza e Dio; Ra, Regnare e Movimento; Và è Natura ed Energia.

Sul piano di Danise diventa poesia.

Dieci composizioni originali che seguono una ricerca musicale raffinata, capace di fondere tradizione classica (come “La mia villanella”, rivisitazione delle canzoni profane apparse per la prima volta a Napoli nel XVI secolo), jazz mediterraneo (“Shunya Tango Mediterraneo”), sperimentazioni strumentali (in “Araliya” con la rammer drum, variazione napoletana della hang drum ma fatta di rame, di “ramm”, appunto), ballate melodiche (la nostalgica “Partenope tra le onde”), l’energia folkloristica (in “‘E ‘Ca Tarantella” accompagnato al basso da Massimo Moriconi, musicista storico di Mina, con cui ha collaborato a quasi 30 album dal 1983), atmosfere del lontano Brasile (come in Saravà, il brano che dà il nome al disco e che vede la partecipazione della cantante Mbarka Ben Taleb).

Danise dimostra che la distanza con Napoli e con le percussioni africane che compongono la struttura ritmica dell’intero disco, è soltanto fisica. E quindi trascurabile.

Quando si siede al piano ripete il suo personale mantra: “Quando l’anima sullo strumento è sincera, l’emozione risuona allo stesso modo in qualunque parte del mondo”.

“Saravà”, pubblicato dall’etichetta napoletana Full Heads, sarà nei negozi fisici e negli store digitali dal 10 Febbraio grazie alla distribuzione di Audioglobe e Believe. Proprio nei giorni in cui Danise sarà impegnato in una tournée in Brasile, lì dove tutto è cominciato.

Danise #ScugnizzoDelJazz

Vincenzo Danise nació en Nápoles muy cerca de la estación Central, en un barrio  que a lo largo de los años ha sido el reino del clan más agresivo.

Creció en los callejones donde aún vive desde que era niño, se encontró al igual que muchos en aquella zona, en una encrucijada: entrar en el sistema (como se le llama la Camorra en Nápoles) o salvarse.

Así que se aferró a su balsa en las olas, un piano que descubrió a los 6 años.

Estudiaba música mientras era mesero donde podía.

Un día, cuando aún no tenía 15 años, trabajando en un círculo náutico alguien le pidió que dejara la charola  para tocar el piano y entretener a los presentes. Entre ellos estaba Roberto De Simone, el gran compositor y fundador de la Nueva Compañia de Canto Popolare. Él entiende que Danise tiene talento y lo envía con una maestra que marcará su vida para siempre.

Desde aquél momento ya no deja la música; se titula en el Conservatorio de Nápoles mientras toca y va de gira por Europa con algunos de los  jazzistas más importantes como: Billy Hart, Renaud Garcia-Fons, Eddie Gomez, Massimo Moriconi.

Pero como buen scugnizzo no olvida el camino, así crea el proyecto Danise on the road: lleva el piano a las plazas de Nápoles, toca jazz entre la gente común. Es un enorme éxito.

Es de este modo que se gana el título de “scugnizzo del jazz” (chico del jazz). Ganador de premios como el Waltex Jazz Competition que en 2009 le permite publicar su primer disco  Immaginando un trio.

Con on the road  llega a  Brasil,  donde en 2016 toca en varias ciudades y regresa con una gira en marzo de 2017 para presentar su nuevo disco Saravà, que salió  el 10  de febrero con el sello Full Heads.

El lenguaje de Danise es internacional, es por ello que ha sido invitado para venir en México donde realizará tres clases magistrales en las que hablará de jazz y de la tradición musical napolitana, además de una serie de conciertos de su nuevo proyecto Saravà.

Saravà, el potente mantra con el que también afronta su campaña #occupypiano, una especie de resistencia musical: tocar en cualquier lugar donde haya un piano ( en la estación, en un local, por la calle…) y también donde no se puede (con el iPad en el estadio o con un celular en el avión, por ejemplo).  En todas partes, incluso en las calles de su casa donde continúan a disparar y a morir.

SARAVÀ

Saravà quiere decir fuerza que mueve la naturaleza. Aquella fuerza que ha iluminado a Danise durante su viaje a Amazonas y que transformó la composición del nuevo disco en un viaje espiritual.

Sa-ra-và, de hecho, in portugués significa Salvar y en latín Ave pero en las culturas afro-brasileñas tiene un significado aún más profundo y es utilizado como mantra: Sa Indica la Fuerza de Dios, Ra, Reinar y Movimiento; es  Naturaleza y  Energía. En el concepto de Danise se transforma en poesía.

Diez composiciones originales que siguen una investigación musical refinada, capaz de fundir la tradición clásica como La mia villanella, reinterpretación de  las canciones profanas que aparecen por primera vez en Nápoles en el siglo XVI, jazz mediterráneo (Shunya Tango Mediterraneo), experimentaciones  instrumentales ( en Araliya con la rammer drum, variación napolitana de la hang drum, hecha de cobre, de ramm, precisamente, baladas, la nostálgica Partenope tra le onde), la energía folklorista (en E Ca Tarantella acompañado al bajo por Massimo Moriconi, músico histórico de Mina, con quien ha colaborado con casi  30 álbumes  desde 1983), atmósferas de Brasil, (como en Saravà, la pieza que da nombre al disco con la participación de la cantante Mbarka Ben Taleb).

Danise demuestra que la distancia de Nápoles con las percusiones africanas que componen la estructura rítmica de todo el disco, es solamente física. Por lo tanto insignificante.

Cuando se sienta al piano repite su personal mantra: Cuando el alma en el instrumento suena, la emoción resuena del mismo modo en cualquier parte del mundo.

Social Widgets powered by AB-WebLog.com.